Merletto o Pizzo

Storia del Pizzo, dal Rinascimento alla moda contemporanea

Il pizzo (in inglese lace) è uno dei tessuti più raffinati e complessi della storia tessile europea. Si tratta di una trama leggera e traforata ottenuta senza ordito e trama tradizionali, ma attraverso due tecniche principali: il pizzo a fuselli (bobbin lace) e il pizzo ad ago (needle lace), originariamente con filati di lino o seta. Nel corso dei secoli queste tecniche si sono evolute, si sono leggermente differenziate in base all’area geografica, fino a che alla lavorazione manuale si sono affiancate tecniche basate su telai che andavano ad imitare i gesti manuali degli artigiani. Ma partiamo dall’inizio …

Le origini

Le prime forme di pizzo nascono probabilmente tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo in due aree geografiche principali:

  • Italia settentrionale (soprattutto Venezia e Burano)
  • Fiandre (attuale Belgio e nord della Francia, con le cittadine di Bruxelles e Bruges)

Pizzi o Merletti ?

Pizzo e Merletto sono di fatto due sinonimi. La differenza tra i due termini deriva sostanzialmente dai luoghi di diffusione. A Venezia, e nelle aree del suo dominio, si definiscono “merli” e poi “merletti”, con riferimento ai coronamenti architettonici frastagliati, citati in documenti d’archivio della seconda metà del ‘400; in seguito quelli ad ago saranno definiti anche “ponto in aere” per differenziarsi da quelli a fuselli detti “ponto fiamengo” o “a mazzette“. Si definiscono “Pizzi” (termine che deriva dal tedesco “spitzen“, che significa vette, guglie, cime di montagna), le bordure dentellate realizzate a fuselli dal primo ‘600 in Europa e nei luoghi italiani sottostanti al dominio asburgico, come in Lombardia e in Liguria. Nel corso dei secoli i due termini assumono forse una valenza leggermente diversificata, ma soltanto per una locale preferenza ad usare un termine piuttosto che l’altro, indicando il primo per i lavori ad ago e il secondo per quelli eseguiti a fuselli. Si tratta dunque dello stesso manufatto, realizzato senza alcun supporto tessile, aggiungendo punto su punto con ago e filo, oppure intrecciando più fili snodatisi da rocchetti (i fuselli di cui sopra).

In Italia si sviluppò soprattutto il pizzo ad ago (o punto in aria), una tecnica estremamente raffinata in cui il disegno, come spiegato sopra, viene creato con ago e filo singolo, senza supporto di tessuto. Venezia divenne rapidamente il centro più importante ed i suoi pizzi erano così preziosi che venivano chiamati “oro bianco”.

Il Secolo d’Oro

Il periodo di massimo splendore del pizzo coincide con il Rinascimento e il Barocco. Diventa un elemento essenziale dell’abbigliamento di corte:

  • Colletti, gorgiere, polsini e fazzoletti venivano interamente realizzati in pizzo;
  • Le corti di Spagna, Francia e Inghilterra ne facevano un uso smodato;
  • Nel 1665, Colbert (ministro di Luigi XIV) fondò a Le Puy e Alençon manifatture reali francesi per contrastare l’importazione di pizzi veneziani e fiamminghi, dando vita alla grande tradizione del pizzo Alençon e Argentan, un merletto ad ago talmente complesso e raffinato che la sua lavorazione manuale è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell’UNESCO.

In Italia, oltre a Venezia, si distinsero:

  • Genoa (pizzi a fuselli geometrici), un antico merletto a fuselli realizzato su un cuscino cilindrico (il tombolo);
  • Milano, un pregiato merletto a fuselli, famoso per i suoi disegni liberi e sinuosi, nei quali i motivi decorativi si creano anche separatamente per poi unirsi;
  • Burano (il celebre punto Burano), è tra i più difficili al mondo: un solo centimetro quadrato può richiedere ore di lavoro;
  • altre piccole realtà artigianali si trovano in Val d’Aosta (pizzo di Gressoney), Cantù (Lombardia), Santa Margherita di Belice (Sicilia), Santa Margherita Ligure e Tigullio (Liguria), Isernia, (Molise), Offida (Marche) e Mirabella Imbaccari (Sicilia).

Anche la Toscana vanta una tradizione straordinaria nell’arte dei pizzi storici e del merletto, le cui origini risalgono al Rinascimento sotto l’influenza della famiglia Medici. Storicamente definiti “Merletti alla Medici”, questi pizzi venivano realizzati sia a fuselli che ad ago, ed erano un simbolo di altissimo prestigio sociale ed eleganza nelle corti. Caterina de’ Medici fu la prima grande ambasciatrice e appassionata di pizzi, esportando l’arte del ricamo toscano persino alla corte di Francia.

Ma tutta la Toscana ha visto diverse varianti, con stili locali unici, come la Trina a Spilli di Sansepolcro, che coinvolse tutta la Valtiberina e che si caratterizzava per l’alta precisione geometrica e per i disegni ispirati a motivi floreali, animali e rinascimentali; il Punto Tavarnelle, nato ad inizio ‘900 per iniziativa di una suora che insegnava il ricamo all’asilo locale e che divenne talmente celebre da conquistare l’alta moda, usato dalla maison Salvatore Ferragamo per rivestire alcune calzature dell’epoca, il Punto Casale di Casalguidi, il Punto Deruta di Quarrata ed il tipico ricamo di Lamporecchio. La diffusione del merletto a Pistoia era talmente capillare e lussuosa che nel 1558 fu emesso un decreto per vietare alle contadine di guarnire i vestiti quotidiani con pizzi in fili d’oro e d’argento.

All’estero, oltre alle Fiandre, altri importanti centri sono stati, e sono tutt’ora:

  • Calais e Caudry (con il famoso pizzo di Calais, in Francia), capitale mondiale del pizzo meccanico di lusso;
  • Nottingham (il rinomato pizzo di Nottingham in Inghilterra), località che ha avuto un ruolo fondamentale nella maggior diffusione e nell’industrializzazione della lavorazione del pizzo.

Il declino e la rinascita (XVIII-XIX secolo)

Nel Settecento il pizzo rimase di moda, ma con disegni più leggeri e rococò. La Rivoluzione Francese e l’Impero napoleonico ne ridussero fortemente l’uso (simbolo di lusso aristocratico).

La vera rivoluzione arrivò nell’Ottocento con l’invenzione delle macchine per pizzo, sostanzialmente dei telai meccanici, e con la maggior diffusione del cotone. Il pizzo diventò più accessibile, mantenendo comunque un alto valore estetico:

  • Nel 1808 John Heathcoat inventò il telaio Bobbinet, che automatizzò per la prima volta la complessa tecnica manuale del merletto a tombolo, imitando perfettamente i movimenti delle dita dei vecchi artigiani, e diventando uno dei simboli più importanti della rivoluzione tessile in Inghilterra;
  • Nel 1813 venne perfezionato a Nottingham il telaio Leavers, che permise la produzione industriale del pizzo e consentì anche di realizzare pizzi più fini e con disegni maggiormente definiti.

Il Novecento e oggi

Da quel momento il pizzo smise di essere solo un prodotto di lusso per diventare accessibile anche alla borghesia.

Nel XX secolo il pizzo vive alti e bassi:

  • negli anni ’20 un grande ritorno come elemento di alleggerimento della moda flapper, unendo trasparenze geometriche a linee dritte e morbide. Venne usato soprattutto per abiti da sera, inserti su vestiti da giorno e biancheria intima leggera, da personaggi del calibro di Coco Chanel e Madeleine Vionnet;
  • negli anni ’50-’60 un vero trionfo, con gli abiti da sposa e la lingerie di lusso;
  • negli anni ’80-’90 stilisti come Valentino, Versace e Dolce & Gabbana lo rendono iconico nella moda italiana;
  • Oggi il pizzo è tornato prepotentemente grazie alla tendenza quiet luxury, al vintage e alle tecniche artigianali sostenibili, ed è realizzato con un’ampia varietà di fibre sia naturali che sintetiche, vergini o riciclate, ed elaborato in mille modi, con le stampe ed arricchito di borchie e cristalli.

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